La costa dei trabocchi

E’ un mondo tutto da scoprire, è la destinazione privilegiata per gli amanti della natura, del mare e della buona cucina

La Costa dei Trabocchi, che si estende da Ortona a San Salvo è un luogo da favola, che offre vari spunti: dalle spiagge di sabbia alle calette rocciose, dai borghi graziosi alle abbazie medievali, dalla cucina tradizionale al buon vino, senza trascurare le numerose possibilità di fare sport immersi nel verde ristoratore di leccete centenarie e pinete marittime, che esaltano un ambiente mediterraneo gelosamente protetto e preservato .

Tra Ortona e Vasto, sorgono come fortezze sul mare i celebri  “trabocchi”, paragonati da Gabriele D’Annunzio a “ragni colossali” e descritti nella tragedia “Il Trionfo della Morte” come “macchine che parevano vivere di vita propria”.

Qui D’Annunzio trova l’ispirazione per scrivere il suo romanzo “ Il trionfo della morte”, nella quale non si limita a descrivere alla perfezione i particolari della struttura, ma riesce a carpire anche la poesia che questo trasmetteva, fino a descriverlo “anfibio antidiluviano”. Per D’annunzio, il trabocco aveva vita propria, e osservandolo erano evidenti i segni del tempo, le tante battaglie intraprese contro il mare.

Trabocco abruzzese

 

Scrive il Vate:

La lunga e pertinace lotta contro la furia e l’insidia del flutto pareva scritta su la gran carcassa per mezzo di quei nodi, di quei chiodi, di quegli ordigni. La macchina pareva vivere d’una vita propria, avere un’aria e una effigie di corpo animato. Il legno esposto per anni e anni al sole, alla pioggia, alla raffica, mostrava tutte le fibre, metteva fuori tutte le sue asprezze e tutti i suoi nocchi, rivelava tutte le particolarità resistenti della sua struttura, si sfaldava, si consumava, si faceva candido come una tibia o lucido come l’argento o grigiastro come la selce, acquistava un carattere e una significazione speciali, un’impronta distinta come quella d’una persona su cui la vecchiaia e la sofferenza avesser compiuto la loro opera crudele.

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