Tommaso da Celano

Tommaso da Celano (Celano, 1190 circa – Val de’ Varri, 1265 circa) è stato un religioso, poeta e scrittore italiano.

Fausta Casolini sulla famiglia d’origine:

Tardive illazioni dalla confusione creata, intorno al 1385, da Bartolomeo da Pisa nel De Conformitate (Analecta Franc., IV, 530) tra “custodia” e “provincia” Pennese, indussero in errore alcuni storiografi dell’Ordine francescano; ad altri suggerirono la distorta conclusione a favore di Cellino Attanasio nel Teramano o, per una genealogia costruita dopo il 1590, l’indicazione che fosse figlio di un Vallesio Castiglione e nato o fattosi frate in Castiglione della Valle. Non è dimostrabile la congettura che sia uscito dal ceppo dei Signori di Celano e d’Albe, sostituiti dal 1212 al 1222 dai fratelli d’Innocenzo III, Riccardo Conte di Sora e Tommaso.

Frate francescano (Ordine dei Frati Minori) primo biografo di San Francesco., è celebre, infatti per essere considerato il probabile autore della sequenza Diesirae, e per aver composto due Vitae di san Francesco d’Assisi, una Vita di santa Chiara, e almeno due lodi del Poverello.

Una notizia autobiografica avverte che fu ricevuto nell’Ordine proprio da San Francesco, reduce dalla Spagna alla Porziuncola (La Porziuncola è una piccola chiesa situata all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli, presso Assisi, annoverata tra i luoghi francescani più importanti: tra le sue mura, san Francesco comprese infatti la sua vocazione, accolse santa Chiara e i primi frati, ricevette infine il cosiddetto Perdono di Assisi, divenendo uno dei luoghi prediletti dal santo), e perciò verso il 1214-1215, tra quidam litterati viri et quidam nobiles (Vita I S. Francisci, n.57), essendo già, forse, sacerdote o almeno clericus, Tommaso entrò nell’Ordine francescano, non fu pertanto, uno dei primi discepoli del santo di Assisi, ma comunque lo conobbe personalmente.

Andò missionario in Germania, questo emerge dalla Cronaca di Giordano da Giano che nel Capitolo del 1221 afferma che Tommaso si offrì volontario per la difficile missione, guidata dal ministro provinciale Cesario da Spira, e che là fu nel 1222, nominato “custode unico” (custos unicus) dei conventi di Magonza, Worms e Colonia e l’anno dopo vicario di Cesario. E’ plausibile che fosse presente al transito del Serafico Padre (San Francesco) il 3 ottobre 1226 ed alla canonizzazione (16 luglio 1228); di sicuro nel 1230 in Assisi donò a fra’ Giordano alcune piccole reliquie del santo.

Tornato in Italia fu successivamente ad Assisi, Gubbio e Tagliacozzo, attendendo soprattutto alla compilazione dei suoi scritti. A tre riprese scrisse su San Francesco: la cosiddetta Vita I (o Legenda Gregorii: scritta nel 1228-29), della quale nel 1230 fece un’epitome, Legenda ad usum chori; la Vita II (1245-47) e il Tractatus de miraculis (1250-54).

Questi scritti sono una base sicura per la biografia del santo.

Fu incaricato da Papa Gregorio IX di redigere una Vita del santo di Assisi; risultata insoddisfacente per una parte dei francescani (che si dividevano tra Spirituali e Conventuali), la Vita ebbe una seconda redazione, coadiuvata da testimonianze di altri francescani che avevano seguito Francesco da vicino. Come è noto, tutti questi scritti furono poi sostituiti ufficialmente dalla Legenda maior di Bonaventura di Bagnoregio e condannati alla totale distruzione.

Sembra di poterlo identificare con “uno dei compagni” dissuaso in visione da San Francesco dal darsi alla predicazione (Vita II, n. 195); pare inoltre che abbia concorso alla fondazione dei conventi di Celano (1256) e di Tagliacozzo (1223 o 1259) ed alla erezione o passaggio alla Regola clariana del monastero di S. Maria in S. Giovanni Val dei Varri (1230-1250 ca.). Proprio in quest’ultimo monastero, nell’ufficio di Cappellano delle Clarisse finì i suoi giorni nel silenzio.

Fu sepolto nella chiesa del convento delle Clarisse di San Giovanni in Barri, situato su un monte della Val de’ Varri, tra i contemporanei comuni di Pescorocchiano (RI) e Sante Marie (AQ), dove visse gli ultimi anni della sua esistenza. La salma fu dapprima traslata nel vicino monastero di Santa Maria del Piano e dal 1516 nella chiesa-convento di San Francesco a Tagliacozzo, nella Marsica.

Tommaso, è venerato come beato nell’ordine francescano, a Celano(AQ) e a Tagliacozzo(AQ), dove se ne conservano le spoglie.

Autore: Fausta Casolini:
Tommaso, presentato da frate Elia o direttamente noto per parentela o clientela alla famiglia dei Conti di Anagni e Segni, ebbe dal cardinale Ugolino divenuto papa Gregorio IX (19 marzo 1227) l’incarico di scrivere la Legenda ufficiale per la canonizzazione di San Francesco, che egli presentò al papa in elegante cod. il 25 febbraio 1229, onde fu detta Legenda Gregorii, o Vita prima. Sotto il generalato di fra’ Crescenzio da Jesi (1244-luglio 1247) scrisse, su materiale dei Tre Soci, la Vita seconda, da lui intitolata Memoriale in desiderio animae de gestis et verbis sanctissimi Patris nostri, e la completò, dopo reiterati inviti del ministro generale Giovanni da Parma (1247- 1257), con il Tractatus de miraculis (1250- 1252).

[..] Letterato di vaglia, seppe dare veste elegante alla sua esposizione, non trascurando neppure qualche dato cronologico e riferimenti alla legislazione serafica ed agli scritti del santo, ma senza pedanteria. Autentico religioso, seppe cogliere i valori ascetici e mistici del suo eroe, l’inquadramento nella dogmatica, e lo presentò, assai prima del Pisano, come imitatore di Cristo e come specchio nel quale i seguaci dovevano mirarsi per ricalcare le vestigia del Maestro divino e del loro Patriarca (cf. Vita I, n. 90 e Vita II, n. 26).
Con intuito di artista, ma anche di esperto nella ricerca della santità, fissò gli elementi preponderanti nel suo modello: adorazione al sommo bene Dio uno e trino, cristocentrismo considerato specialmente riguardo all’Incarnazione, alla passione, al finalismo glorificatore, culto eucaristico, devozione mariana, servizio ecclesiale nel rispetto della gerarchia, e, percorrendo la scuola bonaventuriana, riconobbe e additò per primo l’iter del semplice, povero, serafico Francesco verso la Sapienza, ossia, attraverso le creature fraternamente amate l’orazione ed i rapimenti, fino al riposo della mistica teologia, anche se, vivendo e scrivendo nella prima metà del sec. XIII, non poteva usare la metodologia invalsa posteriormente, e nella quale non avrebbe potuto costringere l’originalità del lirico araldo del Gran Re. Come s. Francesco, Tommaso sapeva che la contemplazione infusa è un dono, e l’attività dello spirito nell’esercizio delle virtù cardinali e teologali è un dovere. Inclinava perciò ad una certa austerità di vedute, ma con tocchi sicuri delineò le particolari amabili virtù francescane come la semplicità, la serenità nella povertà e nella sofferenza, l’umiltà dei “minori” insieme con la cavalleresca liberalità e cortesia, ed alimentò di forte luce il senso del divino e le attrattive della carità.

Vivente, ebbe la stima dei confratelli e della Curia non solo per meriti letterari: basterebbe pensare allo spontaneo “servizio” missionario, che allora veniva considerato come il più alto grado dell’obbedienza religiosa (cf. Regula I, cap. 16 e Reg. II, cap. 12; Vita II, n.152). Frate Angelo Clareno, tra il 1322 e il 1325, apriva la sua Historia septem tribulationum così: “Vitam pauperis et humilis viri Dei Francisci… quator solemnes personae scripserunt, fratres videlicet scientia et sanctitate praeclari
Johannes et Thomas de Celano, frater Bonaventura… et vir mirae simplicitatis et sanctitatis frater Leo”.
Più tardi fra’ Mariano da Firenze lo ricordava come “il santo discepolo di s. Francesco” e beato lo diceva il Tossignano (1586).
Tra gli scrittori esterni all’Ordine minoritico, Muzio Febonio di Avezzano, abate di Trasacco, scriveva la Vita del B. Tommaso di seguito alla Vita di S. Berardo cardinale, seguito dal Corsignani celanese, che lo annoverava in apertura alla serie dei santi della Marsica.
Nel Martirologio Francescano è ricordato al giorno 4 ottobre.
Autori abruzzesi hanno scritto che, correndo voce di prodigi manifestati presso il sepolcro del b.Tommaso in Val dei Varri, come splendori nella notte, il popolo si recava a venerarlo. Ai primi del Cinquecento, abbandonato il monastero delle Clarisse ed incorporati i beni al convento dei Frati di Tagliacozzo, i cittadini di Scansano si disponevano a portare i resti venerati nel loro Comune, ma furono prevenuti da quei frati, che li trafugarono. Lo asserisce il Monitorium con il quale Giovanni Luchino Arnuzzi, giudice delegato da Leone X, a richiesta del vescovo dei Marsi, Giacomo, il 17 marzo 1517, citava a comparire fra’ Domenico ed altri del convento di s. Francesco di Tagliacozzo per avere di notte trasportato dalla chiesa in Val dei Varri al loro convento “quoddam sanctum corpus, ut asseritur Beati Thomasii”, per assicurarsi il concorso di popolo. Questo documento, introvabile al d’Alençon, ma nel 1968 rintracciato da Giovanni Odorardi e letto da lui e da chi scrive queste righe, insieme con l’elenco di prodigi avvenuti al tempo della traslazione, riportato dal Febonio, autentica la fama del culto popolare, che si rinnova ogni anno in Tagliacozzo il giorno dell’Indulgenza della Porziuncola (2 agosto) ed in Celano la seconda domenica di ottobre. A Tagliacozzo la spoglia del celanese fu collocata dapprima in un sarcofago di pietra nella chiesa di S. Francesco, dietro l’altare, nella Cappella ducale; dopo la ricognizione ordinata dal vescovo dei Marsi Domenico Antonio Brizi (1741-1760), le ossa vennero raccolte in urna di legno, dal cui vetro anteriore era visibile il teschio, coperto di cappuccio bigio, e dichiarate del b. Tommaso, come, in teche minori, alcuni oggetti.
Nel 1960, coincidendo i restauri della gotica chiesa con le celebrazioni centenarie della morte di Tommaso, il vescovo Domenico Valeri provvide a nuova ricognizione per uno studio scientifico dei resti (6 luglio-24 settembre), e finalmente lo scheletro di alta statura, ricomposto sotto un nuovo saio francescano, fu chiuso in un’urna di bronzo e cristalli, e collocato provvisoriamente su una mensa laterale.
Lo stesso vescovo il 24 maggio 1968 ha istituito una Commissione di studio che indaghi sul culto locale ab immemorabili.
Tra le testimonianze di ammirazione va ricordata la Lettera di Giovanni XXIII al vescovo dei Marsi in data 29 agosto 1960, nella quale il papa, terziario francescano, ricordava di avere “avuto un tocco di speciale richiamo al pio e dotto Minorita” già nell’allocuzione del precedente anno nell’arcibasilica Lateranense, e concludeva: “Amiamo ora accompagnare le annunziate celebrazioni, che di lui onorano la memoria e ripropongono a meditazione le veneranda figura e gli scritti insigni, con la speranza e l’augurio che, per mezzo di esse, codeste care popolazioni… sappiano altresì attingere… un rinnovato impegno nell’esercizio di quelle esimie virtù ‘ paupertas, oboedientia, caritas ’, delle quali la vita di fra’ Tommaso da Celano offre luminoso esempio”.

DML 16 Febbraio 2020

I commenti sono chiusi.